Hanno vinto! La sorveglianza di massa è ovunque

«Ormai gli utenti condividono senza problemi le informazioni personali online. Le norme sociali cambiano nel tempo. E così la privacy». Così nel 2010 Mark Zucherberg (fondatore e CEO di Facebook) dava il benservito alla privacy online. Ora Julian Assange (il fondatore di Wikileaks) ci dice che allo stato attuale, la società globale non ha più privacy e non tornerà mai più ad averla.

Durante una conferenza internazionale per il decimo anniversario di Russia Today, Assange ha aggiunto: «La sorveglianza di massa sta guadagnando terreno e purtroppo continuerà ad espandersi».
Questo perché il costo della sorveglianza ha un trend al ribasso «di circa il 50% ogni 18 mesi», in quanto diminuiscono i costi delle telecomunicazioni, dell’informatizzazione e dello stoccaggio dei dati.

Già nel 2012, nel suo libro “Cypherpunk” (edito in Italia da Feltrinelli con il titolo “Internet è il nemico”), Assange aveva lanciato un grido di allarme: il mondo corre verso una «nuova distopia transazionale».
Il fondatore di WikiLeaks continua: «Questa evoluzione è passata quasi inosservata al di fuori delle cerchie deputate alla sicurezza nazionale. È stata occultata dal segreto, dalla complessità e dalle dimensioni. Internet, il nostro massimo strumento di emancipazione, è stata trasformata nel più pericoloso contributo al totalitarismo che si sia mai visto. Internet è una minaccia per la civiltà.
Queste trasformazioni sono avvenute in silenzio perché chi sa che cosa sta succedendo lavora nel settore della sorveglianza globale e non ha il minimo interesse a parlarne. Se abbandonata alla propria inerzia, la civiltà globale diventerà nel giro di pochi anni una postmoderna distopia della sorveglianza, dalla quale nessuno potrà fuggire, a parte gli individui più abili. Anzi, forse ci siamo già.
»

Che cosa sta succedendo se, oltre al paladino del web libero, anche il “guru della rete” Andrew Keen denuncia «la raccapricciante tirannia di un social network sempre più trasparente che minaccia la libertà individuale, la felicità e forse perfino la personalità stessa dell’essere umano contemporaneo»? [“Vertigine digitale. Fragilità e disorientamento da social media” – Egea 2013].

Sta succedendo che l’incubo di un Panopticon digitale inizia a farsi strada. Il web diventa sempre più uno dei tanti luoghi di controllo sociale, ed assume un ruolo che va oltre quello del semplice Panopticon immaginato da Bentham, perché nel web siamo contemporaneamente osservatori ed osservati (da più punti focali).

Ma il controllo nella nostra società capitalista contemporanea, sta diventando sempre più “istituzionalizzato”, dove per istituzione prendiamo in prestito la definizione che né da Michalis Lianos nel suo libro “Il nuovo controllo sociale”: «Intendo per istituzione ogni struttura che centralizza il comportamento umano intorno alla propria esistenza e i propri progetti, e, in tal senso, configura inevitabilmente i frammenti d’azione e di pensiero a sé consacrati, con un impatto sulla vita interiore, intima e sociale dei soggetti di questi frammenti. Un’impresa, un servizio pubblico o un centro commerciale sono delle istituzioni, come lo sono ugualmente un sistema operativo e una rete telefonica o di trasporti. Quel che crea l’istituzione nella modernità recente è la sua funzione di congiunzione, la sua concentrazione di azioni e pensieri intorno ad essa e dunque la sua inerente capacità di regolare queste azioni e questi pensieri, poiché essa li genera.»
Le nostre azioni, e il cambio di comportamento, non sono guidati dalla forza, ma attraverso la seduzione e con la nostra collaborazione. Il grande potere di questo controllo collaborativo sta nello svolgimento di un processo programmato in cui l’individuo pensa che la scelta che compie sia una sua libera scelta, ma che in realtà è una scelta tra quelle che l’istituzione ti propone.

Ed ecco che istituzioni quali Facebook ti mettono a disposizione la bandiera francese da mettere sulla foto del tuo profilo per esprimere lo sdegno verso gli attentati del novembre 2015 a Parigi, ma non quelle di Libano, Russia o Nigeria che hanno avuto molte più vittime per attacchi terroristici. Questa è stata anche la prima volta che è stata messa a disposizione la bandiera per un attentato invece che per un disastro naturale, dando una visione euro-centrica del mondo, visione che è rafforzata da azioni come simili a questa.

Questo nuovo tipo di controllo, basato sul consenso, si avvicina molto al concetto gramsciano di egemonia, dove non solo si mira alla formazione di una volontà collettiva, capace di trasformare la società, ma anche alla creazione di una nuova concezione del mondo.
L’egemonia costituisce il dominio culturale di una classe che è in grado di imporre i propri punti di vista attraverso pratiche quotidiane fino a giungere alla creazione di un sistema complesso di controllo.

Anche se Gramsci ha vissuto in un’epoca assai diversa dalla nostra, è stato il primo ad avvicinarsi ad una verità che ormai è sotto gli occhi di tutti.

Quando tutto il mondo intero è osservato, schedato, archiviato e numerato, l’unico modo per sparire è apparire, nascondendo la nostra vera identità all’interno di una vita apparentemente ordinaria. Non sei più un uomo libero, Harold. Sei solo un numero.

[Deus Ex Machina – Monologo finale di Root]
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