Il ruolo del MUOS nell’abisso prossimo venturo

In quest’articolo affrontiamo la questione del MUOS, non dal punto di vista dei danni che può portare all’ambiente e alle persone, tema per altro già ampliamente affrontata dai professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino, e neanche da un punto di vista prettamente militare classico, o di possibili infiltrazioni mafiose, temi che rimandiamo al lavoro del giornalista Antonio Mazzeo. Affrontiamo la questione del MUOS da un punto di vista si militare, ma non convenzionale: ovvero l’utilizzo del MUOS per il controllo preventivo e la repressione di eventuali sommosse o insurrezioni, anche a fronte della rielaborazione del ruolo della NATO, che dovrà fare operazioni belliche, in ambiente urbano, nelle città occidentali, così come le sta facendo in tanti paesi del “Terzo Mondo”.

 

Le discariche umane

Ormai oltre il 50% della popolazione mondiale, vive nelle aree urbane. Le popolazioni contadine del “Terzo Mondo” (o meglio, di quello che era considerato Terzo Mondo), affollano le loro città, i popoli del “Terzo Mondo” fuggono nei paesi occidentali; i popoli occidentali, sempre più impoveriti, si ammassano nelle periferie degli agglomerati urbani.

Si sta andando verso un’urbanizzazione globale, poiché ogni anno, la popolazione urbana, aumenta di circa 60 milioni di persone.

Se è pur vero che stiamo assistendo a una progressiva urbanizzazione globale, è anche vero che in realtà stiamo assistendo a un’urbanizzazione della povertà, perché gran parte di questa popolazione urbana vive e vivrà in condizioni d’assoluta povertà.

L’architettura delle città sta cambiando sotto i nostri occhi, anche se non ce ne accorgiamo (il sistema ci fa accettare i cambiamenti presentandoceli separati, cercando di impedirci di vedere il disegno globale).  Le città cambiano su due dimensioni principali, la “città proibita” (gated community), e quella dei poveri, degli sfruttati, formata da città dormitorio e slum, dove vivono i dannati della terra, nello squallore e in rifugi di fortuna, dove il flusso di popolazione sarà determinato dal Capitale con l’attrazione e la repulsione di forza lavoro.

Le “case” abitate dagli strati più poveri del proletariato urbano si trovano su suoli d’infimo valore e marginali, come zone acquitrinose, collinari o contaminate da scarichi industriali. E, molto spesso, i rifiuti urbani e questo sotto proletariato si riuniscono insieme. Ovviamente questo non è il frutto di un errore non previsto, ma il risultato del Capitale, che nella sua dinamica di espansione distrugge tutte le economie marginali e di sussistenza.

Già alla fine degli anni novanta, la Banca Mondiale aveva individuato le conseguenze di questo processo di urbanizzazione: «La povertà urbana diventerà il problema principale e politicamente più esplosivo del prossimo secolo». E queste preoccupazioni di ordine sociali e politiche sono state fatte proprie dai centri militari di studi strategici, come l’Army War College e il Warfighting Laboratory dei Marines, per i quali, l’importanza militare della città è destinata ad aumentare con l’aumentare dell’urbanizzazione.

Se le armi ipertecnologiche, le bombe “intelligenti”, sono efficienti in una città strutturata gerarchicamente (come Belgrado), sono inutilizzabili, al fine di controllo, negli agglomerati suburbani come Sadr City o Mogadiscio (dove nel 1993 la milizia dello slum inflisse perdite notevoli agli Army Rangers, corpo d’élite dell’esercito USA). E proprio questa sconfitta ha portato il Pentagono a ridefinire le MOUT (Militarized Operations on Urbanized Terrain).

«La nostra recente storia militare è punteggiata di nomi di città – Tuzla, Mogadiscio, Los Angeles, Beirut, Panama, Hue, Saigon, Santo Domingo – ma questi scontri sono stati solo un prologo, mentre il dramma vero e proprio deve ancora cominciare» si legge nello studio “Our Soldiers, Their Cities”, pubblicato nel 1996 da “Parameteres”, giornale dell’Army War College. (N.d.R.: Notate la citazione di Los Angeles nell’elenco delle città; non certo una città del “Terzo Mondo”).

Il Capitale sta trasformando la guerra alla povertà nella guerra ai poveri, criminalizzandoli, e rappresentandoli come una massa la cui principale caratteristica è la pericolosità sociale. E questo vale anche per chi si oppone e contesta il disegno del neoliberismo.

MUOS: un nuovo paradigma delle Urban Operation

Urban operation in the year 2020” è il titolo del report dell’RTO (Research and Technology Organisation) della NATO, uno studio che esamina la natura dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri le loro caratteristiche e capacità, e che descrive come affrontare sommosse, disordini e rivolte.

È facile capire, che queste operazioni militari non convenzionali, perché condotte all’interno delle città, siano complicate dalla grande estensione delle aree urbane e suburbane, dagli stabili alti e dalle aree sotterranee.

Capire quale può essere la funzione di un sistema di comunicazione satellitare come il MUOS in rapporto alle Urban Operation, non è una cosa semplice. In tutto il rapporto della NATO, non sono menzionate le comunicazioni. In effetti, nel rapporto si elabora un nuovo approccio operativo, denominato “manoeuvrist” (di manovra), il cui principale obiettivo consistere nel “frantumare la coesione e la volontà di combattere” del nemico.

E, in effetti, la NATO, non ha nessun ruolo rilevante nella gestione delle comunicazioni, specialmente di quelle satellitari (SATCOM), perché queste ultime sono a esclusivo appannaggio dell’US Navy, che è responsabile di tutte le comunicazioni via satellite a banda stretta in UHF del Dipartimento della Difesa (DOD). E anche il MUOS cade sotto la responsabilità della Marina Militare americana.

Il MUOS combina un sistema telefonico commerciale di terza generazione (3G) con connessione Wideband Code Division Multiple Access (WCDMA), e uno militare, come la radio in banda UHF, utilizzando dei satelliti geostazionari al posto delle torri dei cellulari.

Operando nella banda di frequenza UHF; una banda di frequenza inferiore a quella utilizzata dalle tradizionali reti cellulari terrestri, il MUOS permette ai militari di comunicare in ambienti svantaggiati, come le regioni montane, boscose, foreste e ambienti urbani.

Già in questa soluzione si vede un ribaltamento di quello che fino ad oggi era un paradigma consolidato, quando i militari ritenevano una loro tecnologia superata, veniva rilasciata e utilizzata per scopi civili (si pensi al GPS): con il MUOS invece si adatta una tecnologia civile a scopi militari.

Con il MUOS, non ci si limita solo all’utilizzo della tecnologia dei cellulari per una comunicazione vocale, si va oltre. L’utilizzo del “nuovo” protocollo IP (N.d.R.: IP6?), offre la possibilità di migliorare considerevolmente l’accesso alle informazioni e ai servizi di tutto il mondo e contemporaneamente migliora la diffusione delle informazioni a tutti gli elementi operativi. «Questo a sua volta può portare a livelli notevolmente più elevati di collaborazione, fiducia, e precisione nel processo decisionale». (Mobile User Objective System (MUOS) Support to Distributed Military Operations da “The 2010 Military Communications Conference”).

In pratica il MUOS permette la comunicazione simultanea di voce e dati (ad esempio VoIP, Email, Chat, trasferimento di file e così via).

E in un ambiente del genere, e con l’obiettivo di “frantumare la coesione e la volontà di combattere” del nemico, che acquisterà sempre maggiore importanza il ruolo dei media, dei Think Tanks (gruppi, tendenzialmente indipendenti dalle forze politiche, che si occupano di analisi delle politiche pubbliche – come ad esempio Italia Futura fondato da Luca Cordero di Montezemolo), delle prediche sulla non-violenza, dei custodi della legalità e degli addetti alla guerra psicologica.

L’indifferenza e mancanza di ogni forma di opposizione che hanno accompagnato e accompagnano le operazioni militari (eufemisticamente chiamate “missioni di pace”), in molte parti del mondo, hanno creato le premesse perché le devastanti forme di violenta repressione, impiegate in queste missioni, siano impiegate, in futuro, anche nel cuore dell’occidente.

Gaza, con il suo milione e settecentomila abitanti, è un esempio di come saranno gestiti gli agglomerati urbani.  Li, come pure in altri paesi, sono sperimentate tecnologie di controllo e forme di repressione, sono utilizzate forze militari speciali, affiancate da quelle mercenarie. In questa situazione acquistano sempre maggiore importanza nuove figure militari/civili, come le ONG (in realtà portatrici di un neoliberismo che viene dal basso) e i corpi militari e di polizia privata (come i Blackwater, ora Academi già impiegati dopo il disastro dell’uragano Katrina a New Orleans).

Nella guerra di quarta generazione, sarà rotta la tradizionale distinzione tra guerra interna e guerra esterna, perché non ci sarà un fronte tradizionale. Saranno introdotti (come già avviene a Gaza e non solo) gli omicidi mirati nei confronti dei dissidenti e degli oppositori.

Per la borghesia, in piena offensiva di classe, il nemico è sempre meno un esercito convenzionale ma sempre più un’entità informale: guerriglieri urbani, formazioni “terroristiche”, ma anche raggruppamenti meno organizzati come quelli che emergono in situazioni insurrezionali, sono i loro nemici.

La battaglia contro il MUOS, non è solo una battaglia contro l’inquinamento elettromagnetico per persone e animali; contro il deturpamento di un territorio; contro prospettive belliche classiche; contro le interferenze delle prospettive di sviluppo locale, è anche, e soprattutto, una battaglia contro un pensiero unico neoliberista di sviluppo della società, dove l’obiettivo principale è la sostituzione dello stato con un apparato militare-burocratico, finalizzato al controllo di un nemico interno che porterà all’estinzione di eventuali futuri patti socialdemocratici, anche all’interno delle metropoli.

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