Ha destato molto stupore, sia sui social (sembra che nei social si diventi tutti un po’ più stupidi), ma anche tra i media della borghesia (questi invece ci prendono per stupidi), la notizia del licenziamento di un operaio disabile, Osmu Labib di 61 anni, da parte della Greift Italia s.r.l.; ditta che produce fusti e taniche. L’operaio, che perse una mano sotto una pressa nel 1991, nella stessa azienda, era addetto alla posa dei tappi sui recipienti prodotti, prima della verniciatura.

Nella lettera di licenziamento, si parla di «giustificato motivo oggettivo», e quindi senza obbligo di preavviso. Si legge inoltre che «in seguito a una riorganizzazione aziendale e ottimizzazione dei processi produttivi» un robot, il “Paint Cap Applicator” «svolge in automatico il medesimo lavoro sino a oggi da lei svolto»: e inoltre, nell’infinita bontà padronale «Abbiamo valutato la possibilità di assegnarLe altre mansioni, anche di livello inferiore riconducibili alla Sua professionalità e comunque a Lei utilmente affidabili. Purtroppo non è stata reperita alcuna posizione lavorativa vacante, essendo tutti i posti già occupati da altri dipendenti».

La Greift Italia, si legge nella lettera, sta attuando un processo di riorganizzazione e ottimizzazione dei processi produttivi, e l’introduzione di un robot la spinge verso i concetti di Industria 4.0: bisognerebbe però verificare quali sono i livelli di intervento sulla linea della produzione. Senz’altro, con questa prima operazione, si verifica uno spostamento del valore, dal prodotto al processo, migliorando l’efficienza in un punto ben identificato della linea produttiva.

Viene lecito domandarsi quali saranno i successivi miglioramenti da apportare alla linea, se la produzione dei fusti e delle taniche, o la verniciatura, non riescono ad essere così efficienti quanto il P.C.A.

Senz’altro il robot ha introdotto un elemento di efficienza e flessibilità, in un punto ben preciso della linea, a cui “processi” prima e dopo dovranno adattarsi. In questo modo si è introdotto, sulla linea, l’obbiettivo di un miglioramento continuo, non confrontabile con fattori esterni (come concorrenza o meccanismi di mercato), ma solo con l’efficienza della linea stessa.

Quali le conseguenze per gli altri lavoratori? Facilmente immaginabili: flessibilità, disponibilità, condivisione degli obbiettivi aziendali, ma non in un’ottica di miglioramento delle condizioni di lavoro e livello economico, ma solamente in maggior sfruttamento da parte del padrone, per arrivare fino alla precarietà della propria vita.

L’esempio di Osmu è un esempio per tutti: in ogni momento della nostra vita potremmo ritrovarci in miseria: questo è il frame che i media borghesi e i governi ci comunicano, per farci abituare a questa (molto) probabile futura nostra condizione.

«Bontà oggi significa distruzione

di coloro che impediscono la bontà»

[Bertold Brecht]